Braun CoolTec: il freddo è la soluzione!




Vi voglio mostrare in anteprima un progetto targato Trnd Italia, nel quale viene presentato un prodotto utilissimo e più tecnologicamente avanzato nel mercato finora, parliamo del rasoio elettrico Braun CoolTec!
Dal blog si può notare come i pro a suo favore siano tantissimi, e per chi come me soffre ogni qual volta arriva il momento di radersi, questo rasoio è la soluzione adatta.
Vi rimando alla pagina del sito ufficiale BRAUN in cui viene descritto il prodotto, così potrete vedere con i vostri occhi le sue potenzialità!
Invece QUESTA è la pagina di Trnd Italia che lancia sul mercato il prodotto. Vi invito anche a iscrivervi gratuitamente al sito al fine di poter partecipare a progetti come questo!

Ecco a voi una dimostrazione in anteprima:



I libri oggetto di Bruno Munari: libri illeggibili.

Nel 1949 Munari progetta per la prima volta una serie di “libri illeggibili”, opere che definitivamente rinunciano alla comunicazione testuale a favore della sola funzione estetica. 
Non semplicemente supporto per il testo, la carta comunica un messaggio attraverso il formato, il colore, i tagli e la loro alternanza. Si omettono gli elementi che costituiscono il libro tradizionale, come il colophon e il frontespizio, e la lettura diventa lo svolgersi cadenzato di una composizione musicale, con timbri sempre diversi nell’alternarsi delle pagine.

Nei libri di Munari ogni elemento si fa carico di contenuti semantici specifici che riguardano la carta, lo spessore, la trasparenza, il colore e il formato delle pagine. All'esperienza visiva della texture, con qualità di lucido o di opaco, si affianca l'esperienza tattile legata al senso della morbidezza o della durezza, oltre alle fustellature e le pieghe.
 



Libro illeggibile N.Y.1
«È un libro di comunicazione plurisensoriale, oltre che visiva. Fu così che nacquero i "libri illeggibili", così chiamati perchè non c'è niente da leggere ma molto da conoscere attraverso i sensi»




Libro illeggibile. Così si chiama questo volume che Munari ha realizzato nel 1967 per il Museum of Modern Art di New York, in occasione della mostra "Two graphic designers".
È un libro di cartoncino rosso, nero e grigio. Cartoncino bucato, con fori perfettamente rotondi che lasciano intravedere le pagine successive, che come porte ci conducono a un cuore di pagine traslucide che svelano piano piano il percorso di un luminoso filo rosso.



Questo filo attraversa lo spazio, per sparire infine nell'ultima pagina, giocando con le spirali-scarabocchio che Munari dissemina tra le pagine. È un libro senza storia, senza parole, ma racconta molto di noi stessi. I colori vengono percepiti da ognuno in modo unico. Non si tratta solo di vedere ma di sentire in un senso ampio. Con il tatto: carta ruvida che si alterna a carta liscia; con l'olfatto: il cartoncino, i fogli traslucidi, e il libro hanno odori distinti (e chissà dov'è stato conservato, questo volumetto così sorprendente, prima che approdasse fra i nostri libri); con l'udito: scorrendo fra le pagine, il filo non fa sempre lo stesso rumore, perché interagisce con carte diverse in modo diverso.



Questo non è il primo libro "illeggibile" di Munari, che lo crea quando ormai da anni ragiona sui menabò, cioè sui modelli "nudi" dei libri, che ancora non sono stati riempiti dalle parole e dalle immagini. Gli interessa la forma, non come concetto, bensì per come la possiamo sentire, e per come effettivamente la sentiamo.
Nel 1949 alla Libreria Salto di Milano espone i primi illeggibili. Alberto Mondadori, che scrive il testo di presentazione, ci regala questa bellissima riflessione:

«Forme, colori, spazi, accordi, ritmi, possono essere usati come linguaggio per esprimere delle sensazioni, degli stati d'animo, per "raccontare" qualcosa. (...) Colori allegri, colori tristi, drammatici, pesanti, vaporosi, forme lievi, fragili, decise o accennate, angolose o morbide, pagine sottilissime, pagine rigide, molli o dure, opache o trasparenti, intatte o strappate, possono diventare un linguaggio comune ad ogni essere umano.»

Fonti:

L’arte del semplificare


Per Munari saper semplificare è fondamentale ai fini della risoluzione dei problemi. Prendendo in esempio l’evoluzione del rasoio a mano, egli spiega meglio questo concetto.

“Nei primi anni dell’Ottocento il rasoio era formato da una lama molto tagliente e da un manico. Per radersi occorreva una certa abilità manuale: bisognava dare alla lama l’inclinazione giusta e la pressione necessaria. Ogni giorno la lama veniva riaffilata passandola sopra una striscia di cuoio che si teneva appesa al muro.


Una  mattina del 1895, il signor K. C. Gillette ebbe l’idea di progettare un nuovo tipo di rasoio “di sicurezza”. Il problema era quello di ridurre la pericolosità di questo vecchio strumento nonché di ridurne i costi e aumentarne la praticità. Mentre il signor Gillette si radeva, sentì che l’unica cosa importante dello strumento era l’affilatura della lama, capì che non era necessario avere tanto metallo in mano quando ciò che serviva veramente era il taglio della lama. Così progettò il primo rasoio, che aveva un manico in legno tornito nel quale era fissato un supporto per la lama, munito di una serie di denti che avevano la funzione di appoggiarsi sulla pelle e proteggerla da eventuali tagli. La lama era ridotta a una striscia (mentre prime era grande quanto la lama di un coltello) e aveva due fessure alle estremità per fissarla al supporto con una vite, avvitata nel manico. Le lamette quindi erano intercambiabili, non era necessario affilarle ogni volta, ogni lametta era confezionata in una bustina sulla quale appariva il ritratto del signor Gillette.



Da quel momento in poi seguirono una serie di innovazioni che anziché complicare il prodotto lo semplificavano a tal punto da poter essere usa e getta, ma ne miglioravano in modo direttamente proporzionale l’efficacia.

Questo processo di redesign, che inizia con l’antico rasoio a mano, difficile da manovrare e pericoloso, analizzando il rasoio nelle sue componenti, migliora quelle necessarie e abbandona quelle superflue. E’ inutile infatti che la lama sia grande quanto un coltello quando ciò che taglia è solo l’affilatura e quindi la lama può essere grande quanto basta per portare l’affilatura. E’ inutile che sia grandissima come era nel vecchio rasoio perché non esiste una porzione di pelle del viso che sia interessata da tutta la lama, e quindi la lametta con la sua dimensione ridotta è più giusta.”



Morale: Progettare è quando si semplifica, e non quando si complica.


Bibliografia: Da cosa nasce cosa, Munari Bruno